L’innegabile attrazione dei minori per i new media e le nuove tecnologie non ha però scalfito la passione per media apparentemente più “datati”, ma in realtà in continua evoluzione, come i cartoni animati, sempre di grande attrattiva sia per nostalgici che per neofiti di questo affascinante linguaggio audiovisivo.
“Parcheggiare” un bambino davanti alla Tv che trasmette cartoni animati non è sicuramente una soluzione ottimale, innanzitutto perché non tutti i prodotti di animazione hanno contenuti idonei ad un minore; in secondo luogo, anche il cartone più “innocuo” deve essere guardato con consapevolezza e con spirito critico, comprendendone i meccanismi tecnici e di affabulazione.
Testimonianze di questo tipo sono riscontrabili nel testo Primi passi nella media education (Erikson 2006), a cura di Filippo Ceretti, Damiano Felini e Roberto Giannatelli, che dedica molto spazio sia al mondo dei fumetti che a quello dei cartoni, dove si riportano molti percosri laboratoriali dedicati.
“Primi Passi” propone percorsi dove in tutti si vuole ribadire il ruolo rivestito dalla media education nel costruire una consapevolezza critica del minore di fronte ai media, permettendogli di cogliere gli aspetti costitutivi del cartone, per esempio, di riflettere sui meccanismi di identificazione sollecitati dalla visione fino ad arrivare ad agire sul mondo, acquisendo delle capacità tali da poter infine costruire prodotti. Compito principale del media educator comunque, è bene precisarlo, non è tanto quello di insegnare tecniche e linguaggi, ma seguire il minore nella comprensione del modo in cui tali tecniche e tali linguaggi vengono utilizzati per veicolare messaggi e contenuti, per esser preparati e capaci di discernere e comprendere ciò che si può nascondere “dietro” un’immagine animata, perché è stata utilizzata una data immagine e non un'altra, ecc; esser bravi tecnicamente è un requisito necessario ma non sufficiente, poiché se non si acquisiscono competenze critiche il cartone animato, come qualsiasi altro linguaggio mediatico, non può essere considerato un’esperienza di crescita e di sviluppo.
Un buon media educator, per aiutare il minore nei suoi “primi passi” verso una corretta fruizione del linguaggio cartone animato, deve essere prima di tutto bene informato sull’argomento, studiarne le dinamiche e trovare un modo semplice e efficace per trasmettere la sua esperienza al minore stimolandone il ragionamento e non limitandosi a sterili spiegazioni o censure.
I cartoni animati possono rivelarsi abili “alleati” della media education purché non li si guardi esclusivamente da un punto di vista di “tutela” del minore, ma anche, e soprattutto, considerandoli occasioni di riflessione e dibattito sul ruolo che l’animazione può svolgere nel campo dell’educazione e sullo sviluppo cognitivo dei minori.
Iolanda Romano, Med Master
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