martedì 15 dicembre 2009

Cittadinanza digitale e multimedialità

La figura del media educator diviene sempre più importante e delicata oggi che la multimedialità digitale si è sostituita ad una multimedialità analogica; le ICT (Information e Communication Technology), presenti nella scuola come nella vita quotidiana, ci rapportano ai sistemi simbolici e culturali in un modo del tutto nuovo. Gli educatori non possono ignorare l’esperienza del passato, la cultura del libro e le relazioni faccia a faccia, ma devono tenere conto che viviamo ormai nell’epoca del web 2.0, ovvero in un contesto che ci permette di condividere nuovi spazi sociali; un’epoca, la nostra, caratterizzata dalla personalizzazione dei consumi, dove il divario tra fruizione passiva e attiva è ormai enorme. Si parla infatti di cittadinanza digitale come consumo autonomo, che vede la partecipazione diretta dei cittadini nel corso dei processi decisionali sostenuta dalle nuove tecnologie della comunicazione; la possibilità di compiere scelte pubbliche mediante le ICT ha introdotto in seguito il concetto di E- Democracy, un insieme di politiche volte ad espandere il potere dei cittadini attraverso un’azione di sostegno della partecipazione alla vita politica.
Lo scopo principale della media education in questo contesto è realizzare percorsi educativi che promuovano la capacità di porsi in modo critico nei confronti dei media, acquisendo una competenza mediale che consenta di fruire i media in modo consapevole.
Scuola, animazione culturale e famiglia sono tre canali che devono lavorare insieme per aiutare i ragazzi a diventare cittadini digitali in grado di pensare con la propria testa.
In un’ottica di cittadinanza digitale, infatti, la media education deve occuparsi delle nuove tecnologie digitali considerandole validi strumenti, risorse che vanno integrate con libri di testo e incontri in presenza, senza però cadere in una deriva tecnologista.
Le tecnologie multimediali rappresentano in questo senso una sfida: occorre appropriarsi dei nuovi linguaggi, che portano a nuove forme di interattività e integrazione, senza però lasciarsi troppo trasportare da virtuosismi fini a sé stessi: i new media devono rappresentare il mezzo e non il fine della media education. Così come la rete, che rappresenta uno spazio virtuale ormai ben presente nella vita di tutti i giorni; è una realtà che non può essere ignorata e che quindi un insegnate o un animatore culturale deve considerare. Un social network ad esempio, potrebbe costituire una risorsa importante ai fini della media education, purché gli utenti non si limitino ad usarli per dimostrare la loro presenza in rete, cadendo nell’ansia di connessione, che porta ad uno smodato bisogno di esserci e di esaltare la personalità attraverso la costruzione di profili.
Un Social network può rivelarsi un importante strumento per l’educazione e la socializzazione se lo si considera come un mezzo per comunicare con gli altri, per instaurare un dialogo con persone che vivono una realtà altra, gettando un ponte tra diverse realtà e diverse culture.

Iolanda Romano, Med Master

venerdì 11 dicembre 2009

Orvieto Winter school: nuovi appuntamenti di media education

Si è appena conclusa a Orvieto la prima edizione della Winter School di media education, evento organizzato dal MED (Associazione Italiana per l’educazione ai Media e alla Comunicazione) e dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza Università di Roma, con il patrocinio del Comune di Orvieto.
L’auspicio è che anche Orvieto, come la Summer School di Corvara (appuntamento media educativo pluridecennale, che ricorre ogni anno nel mese di luglio) diventi un luogo d’incontro e scambio per insegnanti, professionisti e studiosi di media education, dove potersi confrontare riguardo tematiche inerenti all’ alfabetizzazione mediale, e dove si possono approfondire le proprie conoscenze mediali attraverso attività laboratoriali con interventi di esperti del settore.
Il leit motiv della Winter School è stato la cittadinanza digitale: il tempo di ricevere il benvenuto da parte del sindaco Antonio Cocina e dal Vescovo della diocesi di Orvieto- Todi Giovanni Scanavino, e subito c'è stata l'apertura di Francesco Soro, Presidente del Corecom Lazio. I partecipanti successivamente hanno potuto godere della lectio magistralis tenuta da Stefano Rodotà, l’ex garante per le comunicazioni. Nel suo intervento Rodotà ha chiarito il concetto di cittadinanza digitale, che va oltre il semplice aspetto tecnologico: l’accesso e la connessione in rete possono e devono rappresentare un modo per i cittadini di far ascoltare la propria voce, uscendo dalla crisi dell’attuale living room democracy , realizzando l’agora di Atene nella società di massa.
Successivamente Roberto Natale, presidente del FNSI, ha affrontato il tema del digital divide, ma anche e soprattutto quello del press divide, sottolineando come la fruizione dei giornali occupano un posto sempre più ristretto nelle diete mediali dei cittadini. Emilia Visco (Comitato media e minori), ha invece illustrato il problema della tutela dei minori e del codice di autoregolamentazione che, dal 2004 ha assunto un maggiore potere risolutivo grazie alla legge 112. La serata si è conclusa con l’intervento del giornalista RAI Guido Barlozzetti, che ci ha affrontato il concetto di extimité, neologismo francese da opporsi all’intimità, in quanto la tendenza attuale è quella di mostrarsi, attraverso il “profilarsi di profili”, sui diversi social network, con la volontà/ possibilità di essere sempre e continuamente reperiti attraverso la rete o tramite il cellulare. Tutti gli interventi della tavola rotonda sono stati coordinati da Mario Morcellini, Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza.
Densi di spunti di riflessione per i partecipanti anche le successive giornate, caratterizzate da un clima entusiasmante e fecondo, in cui è stato possibile collaborare, confrontarsi e fare progetti.
Ciò che maggiormente caratterizza e rende originali eventi come la Summer School a Corvara e la Winter School a Orvieto è l’atmosfera che si respira, un’esperienza impareggiabile sia per neofiti nel settore della media education, che per chi da anni opera nel settore, docenti e animatori culturali di grande esperienza che rappresentano un faro, una guida per i giovani motivati e desiderosi di realizzare progetti rivolti all’alfabetizzazione mediale.

Iolanda Romano, Med Master

venerdì 4 dicembre 2009

Media Education e cittadinanza digitale: Orvieto Winter School

Cittadinanza digitale intesa come capacità di partecipazione alla Società dell’Informazione, è un elemento indispensabile per la promozione dell'inclusione sociale. Tale partecipazione può avere conseguenze positive per:
• le condizioni economiche dei soggetti per la possibilità di tradursi in un vantaggio competitivo sul mondo del lavoro;
• la capacità di comprendere il nuovo assetto dei media;
• la partecipazione dell’individuo alla vita politica, attraverso le nuove forme di discussione e mobilitazione politica dischiuse dalla rete.
I divari digitali, legati sia alla strumentazione tecnologica a disposizione dei soggetti sia alle abilità necessarie alla partecipazione alla comunicazione online, rischiano di acuire le differenze tra i settori della società. L’esclusione dalle differenti forme di comunicazione mediata da tecnologie di rete comporta, infatti, un effettivo costo sociale che viene spesso pagato da soggetti con una bassa possibilità di accesso e con una inadeguata digital skill.Tale criticità strutturale assume tratti di particolare drammaticità se ad essere escluse sono le giovani generazioni. Le differenze di accesso e competenza tendono ad acuirsi, rischiando di coltivare pericolose forme di azzeramento delle possibilità di autorealizzazione.
L’accesso alle tecnologie per la connettività e la competenza rispetto all'utilizzo degli ambienti di rete smetta di essere una questione tecnica e diventa una delle dimensioni che fonda i nuovi diritti di cittadinanza dei soggetti. La disparità di accesso si traduce, infatti, in una diseguale distribuzione delle opportunità di partecipazione dei soggetti allo sviluppo della società contemporanea a livello economico (pensiamo alle opportunità di lavoro); a livello politico (nuove forme di partecipazione alla discussione e all'impegno politico); a livello sociale (la possibilità di valorizzare le proprie reti di relazioni).
La Media Education si inserisce nei processi di formazione ridefiniti dall'attuale assetto tecnologico e dai comportamenti culturali delle giovani generazioni e consente di abilitare tali individui alle opportunità dischiuse dalla partecipazione alla società dell'informazione. La Media Education può, quindi, cercare di rinnovare il patto formativo messo in crisi dal tumultuoso sviluppo delle tecnologie tenendo assieme la competenza nell’utilizzo della strumentazione tecnologica con la comprensione dei fenomeni comunicativi. Questo patto tra tecnologia e formazione può andare nella direzione di aumentare le occasioni per l'inclusione sociale, soprattutto per quanto riguarda la capacità di gestire la fruizione dei mezzi di comunicazione e la possibilità di sperimentare inedite forme di partecipazione politica.

Med Master

martedì 1 dicembre 2009

Minori e Internet: buone prassi d’uso

Vista l’attuale onnipresenza di Internet nel vissuto quotidiano di ognuno di noi, sono sempre più i Comuni che si interessano di inserire le pratiche di media education nelle scuole, attraverso progetti volti all’alfabetizzazione mediale non solo per i ragazzi, ma anche e soprattutto per gli adulti,in particolare genitori e insegnanti.
Il modo migliore per tutelare i minori non può e non deve ridursi ad una sterile censura; la migliore forma di tutela consiste in una navigazione responsabile e consapevole, possibile solo se accompagnata da uno spirito critico da parte dei giovani fruitori.
Compito cardine della media education è proprio quello di aiutare il minore a formare questo senso critico e disincantato che gli permetta di difendersi dalle insidie dal web, trasformando dei piccoli “Cappuccetto Rosso” persi nel bosco in cittadini della rete responsabili e consapevoli dell’ambiente che li circonda.
Naturalmente l’ alfabetizzazione mediatica è necessaria non solo per i minori, ma anche per genitori e docenti che hanno il compito importantissimo di accompagnare i ragazzi nella loro crescita interiore e nella consapevolezza del mondo che li circonda, virtuale o reale che sia.
L’educazione permanente per adulti è una parte essenziale della media education: il Lifelong Learning Programme si pone come obiettivo lo sviluppo di un apprendimento permanente che promuova la creatività, la competitività e lo sviluppo di uno spirito imprenditoriale, coinvolgendo persone di tutte le età, comprese quelle con particolari esigenze e le categorie svantaggiate, a prescindere dal retroterra socioeconomico.
Questo programma può rappresentare un’ottima occasione per i docenti interessati a soluzioni pedagogiche innovative, poiché offre un’occasione per arricchire i processi di insegnamento e di apprendimento, permettendo ad allievi e docenti di acquisire non tanto e non solo le potenzialità comunicative di un nuovo linguaggio, ma soprattutto di riflettere insieme sulle potenzialità di internet e dei new media, che permettono ai fruitori di agire sul mondo come mai prima d’ora; ma si sa che la potenza è nulla senza controllo: occorre saper usare i media con consapevolezza, analizzando la struttura linguistica e i significati proposti dal messaggio, avere la capacità di scegliere il proprio consumo mediale.
In sintesi, più che possedere competenze tecniche, è importante capire che i media sono un ambiente entro cui hanno luogo pratiche sociali, agiscono modelli di comportamento e si aprono spazi di partecipazione per i singoli e per la comunità.


Iolanda Romano, Med Master